Tradizioni popolari e folklore
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Le ceramiche
L’arte popolare e le tradizioni nella produzione e decorazioni di ceramiche.

Per quanto riguarda le ceramiche, vi riscontriamo due aspetti notevoli: la sopravvivenza, nella produzione figulina attuale, di forme, tecniche e decorazioni delle varie epoche fin dalla preistoria e la discesa di tipi di decorazione di più alto livello alla ceramica rustica.
Questi due aspetti sono particolarmente riconoscibili in Sicilia, nei centri di Caltagirone (Catania), Collesano, Sciacca, Terranova, Canicattì. Interessanti, poi, sono le lucerne, specie a figura umana, che hanno dimostrato sicuri rapporti di continuità con le lucerne a figura degli scavi.
Tipica forma siciliana è la “grasta”, vaso per erbe odorose e fiori, spesso foggiato a testa d’uomo; essa è stata ricordata dal Boccaccio nel racconto di “Lisabetta da Messina”, che, forse in considerazione della forma, vi teneva nascosta la testa dell'amante uccisole dai fratelli.
Grandi recipienti molto usati sono lo “ziro” (dall'arabo “zir”), grande orcio poroso che richiama gli antichi “ariballi”, e la “giara”, quasi sempre ovoidale, che conserva ancora caratteristiche dei prototipi greci.
Da ricordar anche i “cia-schi” (fiaschi), decorati spesso con figure di animali, teste umane, stemmi.
Anche in Sardegna troviamo oggetti di ceramica che riproducono molto fedelmente forme e motivi decorativi di epoche antichissime.
È il caso dei vasi di Oristano, di notevoli dimensioni, con figurine e fiori e simboli a tutto rilievo, specialmente nei coperchi: in uno è raffigurata l'Ultima Cena.
In Calabria: si distinguono le terracotte di Seminara colorate in verde, in giallo e arancione, con ornamenti e figure di fiori e animali.

Notevoli le borracce a forma di pesce, distintivo dei pellegrini di S. Rocco di Rosarno.
La Puglia, che nell'antichità fu non solo grande emporio di vasi greci ed etruschi, ma un'attivissima zona di produzione di ceramica, con centri a Ruvo e a Canosa, di quella nobile tradizione conserva ora soltanto qualche traccia nella ceramica “minore” agricola e paesana, con un centro a Grottaglie Nel Lazio meridionale sono importantissime le ceramiche di Arpino: boccali, brocche con anse a tortiglione e piatti con iscrizioni scherzose, e quelle di Pontecorvo, che riproducono modelli della antichità e che ricordano l'arte dell'Egeo.

Le ceramiche abruzzesi si distinguono per la festosa gamma dei colori come nelle originali bottiglie a torma di busto di donna, in costume paesano e nelle ceramiche di Falena e di Castelli; queste però continuano una tradizione tecnica e artistica di alto livello e appartengono piuttosto alla produzione dell'arti-gianato illustre, così come quelle di Gubbio, Deruta e di Faenza.
Nelle Tre Venezie, prevale ancora il gusto della ceramica d'arte del '700 e del primo '800, pur adeguandosi al “tono” popolare (Bassano del Grappa).

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