Tradizioni popolari e folklore
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I tessuti. La tessitura e i telai.

La produzione industriale ha diminuito in modo prevalente quella dei prodotti della tessitura casalinga, ma fino all'ultima guerra, in molte case di campagna, si usavano ancora i telai a mano e in qualche regione, come la Calabria e la Sardegna, la tradizione è ancora viva.
Anche gli stessi filatoi e gli arcolai rappresentano spesso per sé un'opera d'arte, ed ora si acquistano e si tengono come oggetti da salotto.
Una particolare tecnica di tessitura, detta “a pigioni” (cioè: “ad acini d'uva”), è usata spesso per le grandi coperte sarde, dove la decorazione, per lo più a fiorami, è chiusa da un unico fregio che gira da tutti e quattro i lati.
I pochi colori usati sono vegetali: il nero dal trabiscu, il rosso dalle radici di orixedda, il giallo con foglie di ontano.
I tappeti migliori sono prodotti in Abruzzo, Calabria e Sardegna.
Noto, nell'Abruzzo, è il centro di produzione di Pescocostanzo; le tinte sulla lana sono ottenute con colori naturali; nel campo centrale, un sistema di rombi incornicia figure di centauri, di sirene, di “fonti d'amore”, di “agnus Dei” o di bestie più o meno stilizzate.
In Calabria: il principale centro di produzione tessile, ancora in attività, è Longobucco.
Il materiale non è più la pesante lana di pecora, ma la seta cruda o “capiscila” (“cascame di seta”) con ginestra.
La decorazione gioca sulla varietà e bellezza dei colori, sull’originalità dei disegni (animali, piante, elementi geometrici, segni di fede).
In Sardegna torniamo alla lana; in genere i tappeti servono a coprire i cassoni nuziali; figure di uomini a cavallo si alternano, in bande orizzontali, con strane stilizzazioni di uccelli e di animali fantastici, con tonalità delicate.
Le tele perugine, per il loro valore artistico, occupano il primo posto fra i tessuti di lino italiani; fedeli alla tinta azzurra recano tra i motivi decorativi il grifo (stemma di Perugia) l'albero della vita, l'agnello porta-stendardo, i centauri, la sirena, l'unicorno, le colombe, il drago.
Verso il 1380 si costituì a Perugia una “fratellanza dei tessitori” che spesso si valse, per i disegni, dell'opera di grandi artisti.
Originali e tipicamente cittadine sono le tele romagnole stampate a ruggine, il cui primo uso era quello di coperte da bovi: ecco perché vi predomina ai quattro angoli l'immagine di S. Antonio Abate, dentro una cornice di fregi.

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