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Festa di Carnevale.
Le tradizioni di Carnevale, maschere tradizionali e costumi popolari di Carnevale.

Feste e tradizioni popolari: la festa di Carnevale.

In base agli studi di eminenti glottologi, Carnevale deriva da “carnem levare”, e prove sicure di questa etimologia ci vengono anche dal termine siciliano “carnilivari” e da quello spagnolo “carnestoltes”. Originariamente, Carnevale indicava il giorno da cui sarebbe incominciato il periodo della Quaresima, durante il quale non si sarebbe più mangiata la carne, perché dedicato a penitenza e digiuni. Quindi: prima che iniziasse questo periodo di privazioni, bisognava approfittare per fare festa.
Nel Carnevale si è trasferita l'antichissima sfrenata testa dei Saturnali che a Roma si svolgeva per il solstizio d'inverno e possiamo riconoscere nel personaggio di Carnevale una sorta di successore del Re dei Saturnali. E come quest’ultimo, che, dopo aver assunto il ruolo del Dio Saturno e del Re della Baldoria, alla fine veniva immolato, così il personaggio di Carnevale, dopo aver partecipato a tutte le manifestazioni di allegria e di baldoria, viene processato, condannato e bruciato.

Il carnevale sta ad indicare uno dei riti di eliminazione del male per il principio dell'anno, ma allo stesso tempo anche di propiziazione della fertilità e abbondanza, come veniva indicato, presso i Romani, il sacrificio del Dio Saturno.
Un pupazzo rubicondo, coronato da re, sopra un carro e tra le maschere, attraversava le vie del paese, tra canti, suoni e schiamazzi, e fermatesi “al largo della fontana” veniva processato e condannato a morte. Prima dell'esecuzione però, nel fare il testamento, rivelava tutte le cattive azioni commesse dalla comunità; in modo particolare: i più bersagliati erano i mariti traditi, i disonesti, i professionisti incapaci…
Ad esempio: una maschera alle spalle del fantoccio faceva il gesto delle corna e chiedeva: “A chi le lasci?”, e un'altra rispondeva col nome di qualche noto cittadino.

In alcune regioni, quali il Piemonte, a fare testamento non è il Carnevale, ma il “pitù”, il tacchino: nel Monferrato, i giovani della leva durante il Carnevale ingrassano il tacchino e l'ultima domenica, dopo averlo trasportato solennemente in piazza sopra un carro trainato dalle tre migliori coppie di buoi del paese, lo legano a un palo con la testa penzoloni e, al segnale convenuto, si scagliano a cavallo menando colpi di bastone sul collo del povero animale finche la testa del pitù si stacca.
Poi uno dei giovani vestito da notaio legge il testamento in cui, sotto forma di consigli si rivelano tutti i difetti e le malefatte dei cittadini, i quali, pur essendo gravemente offesi, non reagiscono.
È la necessità della confessione pubblica dei peccati, perché la comunità inizi il nuovo anno pura da ogni macchia. Oltre al tacchino ci sono anche il porco e l'asino; già S. Girolamo (348-420 d.C.) ricorda due volte il “testamentum por-celti”, dato che la personificazione di animali sacrificati per propiziare l'abbondanza risale agli inizi della civiltà.

Le maschere e i costumi di carnevale.

  • le maschere e i costumi di carnevale
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Le altre feste popolari nel corso dell'anno.