L'Epifania.
Le tradizioni popolari per la festa dell'Epifania, della Befana.
L’epifania, la festa della Befana.
Quando già a Roma la nascita di Cristo
si celebrava il 25 dicembre, nella Chiesa d'Oriente si
continuò per molto tempo a celebrarla il 6 gennaio, e questo allo
scopo di sostituire una precedente festa pagana dedicata alla nascita
di un Dio, identificato col sole, e consacrata con la benedizione delle
acque.
dato che non si conosceva la data del Redentore, era stata scelta quella
del suo battesimo nel Giordano, che essendo la prima manifestazione
(che in greco significa epifania) divina, diede il nome
alla festa. Quindi: possiamo sostenere che anche l'Epifania
è una festa d'inizio anno ed è collegata col Natale. Poi:
dato che, nell'ambito della religione mitriaca, il 6 gennaio si festeggia
la venuta dei Magi, sacerdoti persiani, la Chiesa di Roma ha concluso
il ciclo natalizio dedicando quel giorno all'adorazione dei Re
Magi. Da qui discendono le tradizioni popolari relative
alla Befana.
Nell'ambito della religiosità popolare,
l’Epifania rievoca la venuta dei Magi, specialmente nell'Italia
settentrionale con particolari espressioni nelle Tre Venezie. Nella settimana
antecedente, solitamente di sera, una comitiva gira per le case del paese,
preceduta da una persona che regge una pertica, su cui è appesa
una stella di carta, contenente al centro un lumicino.
Tutta la compagnia canta in coro: “Dall'Oriente siam partiti
con la guida d'una stella”.
Un'altro gruppo viene formato da tre bambini che, inginocchiandosi davanti
alle porte delle case, incominciano: “Noi siamo i tre Re vegnudi
tutti tre vegnudi dall'Oriente per adorar Gesù...” e continua,
con diretto riferimento al presepe, “Cosa portasti in quel cestelo?
Una fassa e un paniselo per fassare Gesù belo”. Anche in
Liguria la venuta dei Re Magi viene collegata al presepe: le famiglie
compiono il tradizionale giro di Presepi dove i bambini recitano poesie
per l’occasione.
In Piemonte, a Tortona, un grandioso corteo a carattere
drammatico accompagnava i tre Re a cavallo.
A Milano, nel 1336, si solennizzò l'Epifania
con un corteo dei Tre Re incoronati, preceduti da una stella d'oro e seguiti
da paggi in costume: la processione dava luogo a vere e proprie
scene, e si concludeva nella chiesa di S. Eustorgio, dov'era il presepe
e il grande sarcofago che la tradizione vuole contenesse le reliquie dei
Magi.
Ma le tradizioni popolari più tipiche, la Befana
le offre come festa d'inizio anno. In alcune regioni,
come la Romagna e il Veneto, viene chiamata “Pasquetta”,
con allusione alla Pasqua come massima festa del nuovo ciclo annuale,
di cui l'Epifania è la prima manifestazione.
La Befana
L'usanza dei doni è tipica di
queste feste e da essa ha inizio la personificazione della Befana.
Questo personaggio ci viene dalla tendenza propria della mentalità
primitiva del popolo che simboleggia la festa con i suoi riti e i suoi
significati creandone il relativo personaggio: la stessa cosa è
avvenuta anche per Babbo Natale, Carnevale,
la Quaresima, ecc…
La Befana è una specie di fata, o strega, e quindi
benefica, ma talvolta, anche malefica : così ai bambini buoni porta
dolci e giocattoli, mentre a quelli cattivi porta per lo più carboni
spenti.
Per i bambini, la Befana è colei che porta i regali,
di cui essi svegliandosi, troveranno piena la calza esposta la
notte, proprio per questo scopo.
Sempre per quando riguarda i riti d'inizio di un ciclo annuale, troviamo
i prodigi e i presagi.
In Romagna, una leggenda dice che alla notte dell'Epifania, le mura
diventino di ricotta; nelle Marche, nell'Abruzzo e in altre regioni
si dice che le bestie acquistino la favella ma chi osasse ascoltarle
e riferire morirebbe il giorno stesso; a Palermo, che i Rè Magi
attraversassero l'isola e tacessero fiorire per incanto gli aranceti brulli
per un nevicata.
In Calabria le ragazze, prima di addormentarsi la vigilia, recitano una
canzoncina augurale: se sogneranno una chiesa parata a festa, o un giardino
fiorito, sarà per loro un anno fortunato.
In Toscana i contadini infilano il capo sotto la cappa del camino; se
riescono a scorgere tre stelle, sturano il vino buono perché è
segno d'annata buona.
Anche per l'Epifania troviamo le tradizioni relative
a “lis cidulis” e agli annunci di prossime nozze. Nel giorno
dell’Epifania si accendono ancora i fuochi: nel Veneto si facevano
falò di spini (detti bugoli nel padovano) intorno a cui i fanciulli
saltavano gridando “brusa la veda” (= la strega, la befana).
Nel Friuli, si solennizza con fuochi nelle campagne. È uso anche
correre per i campi lungo i filari delle viti con fasci di canne accese,
gridando: “Pan e vin, pan e vin la grazia di Dio gioldarin”
(che significa: godremo).
L'Epifania segna anche l'inizio del Carnevale: in Sicilia
c’è il proverbio: “Per i Tre Re tutti olé”.
Soprattutto a Roma, in Piazza Navona, la Befana presenta le più
caratteristiche espressioni del Folklore, anche a sfondo carnevalesco:
con una gazzarra indiavolata di giovani, nella notte della vigilia, con
fischietti e altri strumenti e con scherzi piuttosto arditi, ammessi soltanto
perché “di carnevale ogni scherzo vale”.
Con la ricostruzione del presepe, presso cui si fermano
in permanenza i biferari, con le bancarelle di doni e giocattoli
e di tiro a segno e con la più vasta partecipazione di popolo,
Piazza Navona sintetizza il ciclo natalizio in un'intensa e piacevole
espressività popolaresca.
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