La
storia, la nascita e l’evoluzione del Folklore
La conservazione di usi, costumi, riti, credenze anche antichissime,
ha assunto grande importanza.
Cocchiera, per esempio: studiando il motivo del “mondo alla rovescia”,
che ha dato luogo fino ai nostri giorni a tutta una produzione figurativa
e letteraria di carattere popolare, ne ha ritrovato antecedenti persino
nelle antiche civiltà degli Ittiti e degli Egizi; e rapporti sicuri
tra i motivi e i temi delle nostre fiabe e le antiche mitologie assire
e babilonesi sono stati dimostrati da Theodor Gaster.
Esiste, comunque, una singolare capacità di adattamento alle nuove
forme di vita e di cultura, e persino a una nuova religione.
In molte delle manifestazioni religiose popolari è
spesso riconoscibile un sottofondo pagano che la Chiesa, quando non è
riuscita a estirpare, ha saputo trasformare e adattare, dando ad esso
un nuovo e più alto significato.
Prova di questo adattamento è la fissazione, da parte della chiesa
romana, della data della nascita di Cristo nel medesimo periodo in cui
ricorreva la festa pagana del natalis solis invicti (mentre in Oriente
la nascita del Redentore si celebrava per l'Epifania).
Allo stesso tempo, alcune date richiamano comunque l’aspetto laico,
ad esempio: la festa del 1 maggio, che viene ricordata
principalmente come la festa dei lavoratoti.
Alcune tradizioni popolari, però, col passare del tempo sono andate
perdute, ad esempio: possiamo pensare alla transumanza,
che oggi si compie solo trasferendo le greggi e gli armenti coi camion.
Un’altra tradizione perduta riguarda i neonati: oggi non esiste
più mettere i bambini appena nati nelle fasce.
Tradizioni più recenti e nuove. Abbiamo pur ora dato qualche esempio
di tradizioni antichissime. Però, sarebbe un grave errore credere
che tutte le forme di vita e di cultura tradizionale
e popolare rimontino ad una favolosa antichità. Per molte di esse
è invece possibile stabilire una data precisa. La festa del Corpus
Domini ad esempio, fu istituita da Urbano IV nel 1264 per solennizzare
il « miracolo del corporale » di Bolsena.
Così nel patrimonio poetico popolare è
spesso abbastanza agevole riconoscere, in maniera precisa, la data di
composizione di un canto sia perché ne è stato ritrovato
il testo in codici scritti nei secoli XIII-XIV, sia perché in molte
canzoni sono contenute allusioni precise ad avvenimenti storici, come
numerose leggende fiorite intorno ai personaggi celebri di Carlomagno,
Teodorico, Dante e giù giù... fino a Garibaldi. In appendice
alla nostra « Fenomenologia del canto popolare
» abbiamo elencato 127 poesie popolari tuttora vive nella tradizione
orale con esatti riferimenti all'epoca a cui ciascuna di esse risale,
a cominciare dal Duecento: e la cifra, mercé accurate ricerche,
potrebbe essere raddoppiata.
Anche per la musica popolare la tendenza a riportare i motivi alla preistoria
o al mondo delle civiltà primitive nella sfera
etnologica, ha trovato i suoi limiti nei documenti musicali del Rinascimento
e anche dei secoli successivi. Pur con qualche possibile eccezione per
Sicilia e Sardegna, è da ritenere che la maggior parte della nostra
musica popolare sia coeva alla poesia.
Ogni età ha dato le sue forme e creazioni nuove, ha lasciato la
sua traccia nella perenne corrente della tradizione: e ciò continuerà
anche nell'avvenire: «il Folklore — ha detto Marinus
— è immortale ».
La nascita delle tradizioni
Non v'è dubbio che per la massima parte le tradizioni
hanno avuto la loro nascita nell'ambiente delle classi popolari
di cui rispecchiano i bisogni, i gusti, la mentalità, e la quotidiana
utilizzazione. Tuttavia non bisogna ignorare un certo processo
di discesa di forme di cultura delle classi aristocratiche,
assimilate anche dal popolo. Tale fenomeno è ben visibile nei costumi
popolari di varie regioni che sono residui di fogge di vestire dell'aristocrazia
e della borghesia del Settecento o dei primi dell'Ottocento.
Più complicati ma anche più interessanti i rapporti tra
poesia popolare e poesia d'arte: fra i rispetti raccolti dalla viva voce
di contadini toscani se ne sono riconosciuti alcuni certamente composti
dal Poliziano: ma, d'altro canto, già nel Quattrocento si accentua,
specialmente in Toscana e nel Veneto, il gusto per il canto popolare al
quale si ispirano poeti della corte medicea, e lo stesso Lorenzo il Magnifico,
come, a Venezia Leonardo Giustinian.
Tra poesia popolare e poesia d'arte c'è stato sempre un conto aperto
di dare e avere; il Goethe ci dice che i gondolieri cantavano le ottave
della « Gerusalemme liberata», così pure da parecchie
testimonianze risulta che pastori, contadini, boscaioli, sapevano a memoria
interi canti dell'« Orlando Furioso ». Questa reciprocità
di scambi si è avuta fin quasi ai nostri giorni, alimentata dalla
diffusione delle stampe popolari con i libretti e i fogli volanti.
|