Tradizioni popolari e folklore
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Il teatro popolare.
Il teatro nella tradizione popolare, le rappresentazioni teatrali e spettacoli teatrali popolari.

Il teatro nasce dal rito e le manifestazioni spettacolari del rito si svolgono secondo un preciso schema: processione, canto in coro (lirico o narrativo) danza e dramma.
Le principali manifestazioni a carattere popolare si distinguono in profane e religiose: le prime derivano dall'antico mondo pagano e si svolgono specialmente durante il Carnevale e il Calendimaggio; le seconde, legate alla liturgia ufficiale, hanno luogo in occasione della Pasqua, del Natale (compresa l'Epifania) e di altre grandi solennità. Il carnevale è stato la culla di tutto il nostro teatro, anche letterario: basti ricordare il testamento.

Un vero e proprio genere teatrale è costituito dal “bruscello”, in particolare quello toscano.
Esso trae il nome da quell'arboscello o ramo d'albero, uguale al “majo”, che viene portato in giro dal capo dei “bruscellanti” e poi piantato nel luogo ove si svolge la rappresentazione generalmente imperniata sul contrasto di due aspiranti alla mano di una ragazza; talvolta si aggiungono altri, come il mezzano, i parenti, il notaio o il sindaco.
La rappresentazione dei bruscelli ha luogo nel periodo carnevalesco, di regola all'aperto, in piazza o anche nell'aia; il testo è cantato, con accompagnamento di violino o di chitarra.
Analoghe ai bruscelli toscani sono le farse di “carnilivari”, che esistono ancora oggi in Calabria, ma che ebbero il loro primo centro di creazione-diffusione nella Napoli quattrocentesca.
In Sicilia si hanno le maschere o carnevalate o parti o diri.
Nel periodo carnevalesco, rientra la rappresentazione dei mesi, attuata da dodici attori, mascherati o con appropriati costumi rappresentanti ciascuno un mese, accompagnati dal personaggio di Capodanno e talvolta anche da Pulcinella. Essa è diffusa in molte regioni, dal Trentino alla Sicilia e si presenta in forme poetiche diverse.

Notevole vitalità presentano, poi, i “maggi drammatici”, diffusi in un'area estesa dall'Appennino tosco-emiliano alla Liguria, e che suscitano vivo interesse anche nel mondo culturale d'oggi.
I maggi composti, di regola, in quartine di ottonare cantati su alcuni motivi tradizionali vengono sempre rappresentati all'aperto, in un prato o su un poggio, nel Calendimaggio, e più spesso, durante l'estate, quando sono finiti i grandi lavori agricoli.
La scenografia è semplice e simbolica: nei costumi invece si fa grande sfoggio di elmi, corazze, mantelli, spadoni.
Oltre ai maggi epici, storici e leggendari ci sono anche i maggi sacri che svolgono episodi della Bibbia, del Vangelo e leggende agiografiche, e che sono apparsi più tardi nel quadro dell'azione della Chiesa per togliere alle feste di maggio ogni carattere profano.

Forme drammatiche teatrali minori sono le “zingaresche”, il cui personaggio principale è rappresentato appunto da una zingara, che predice la fortuna; ma si trovano anche zingaresche di carattere sacro. Infine, le “befanate”, sia sacre che profane.
Dal punto di vista dello spettacolo sacro, le processioni drammatiche e le rappresentazioni che si svolgono durante la settimana santa occupano un posto di primo piano e serbano un loro fascino. Il termine di “Reliquie viventi” trova il suo significato, confrontando queste manifestazioni col nostro dramma religioso dal Due al Cinquecento, con le laudi e le rappresentazioni sacre.

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