Tradizioni popolari e folklore
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La superstizione: credenze naturali.
La natura nella tradizione e credenza popolare.

Le credenze popolari rispetto ai segni e fenomeni della natura

Il Folklore della natura riguarda il complesso delle credenze relative agli astri, alla terra, all'acqua, alla flora e alla fauna.
La luna è quella che più ha colpito la fantasia popolare: già Dante (Paradiso; II, 49-51) ci ricorda la leggenda di Caino rifugiatosi sulla luna con un fascio di spine sulle spalle.
In Abruzzo, invece, vedono un ladro trasportato sulla luna mentre, con un fascio di spine, tentava di coprirne la luce per poter rubare.
In Friuli: un avaro che porta a nascondere un sacco di denari.
Dei numerosi proverbi sugli influssi della luna, possiamo pensare che qualcuno risponda a una tradizionale esperienza e che quindi una parte di verità.
Le tradizioni relative al sole sono moltissime, invocate anche in canzoncine infantili (“Sole, sole, vieni con gli angeli e coi santi, con tre cavalli bianchi”).

I marinai di Catania dicono: “Nasci omu e nasci stidda”, che equivale a dire: “ogni uomo nasce col suo destino”. Interessanti sono anche i nomi con cui il popolo chiama le stelle: le Pleiadi sono le “gallinelle”; la cintura d'Orione “i tre bastoni” o i “Tre Re Magi”; Venere è la stella dei pastori e dei cacciatori; la via lattea è “la via di Roma”, o anche “la strada di S. Giacomo di Galizia”; in Abruzzo si crede che sia la strada della Madonna in cerca di Gesù che disputava coi dottori.
Antichissimo è anche il culto delle acque, che i Greci veneravano nelle Najadi, Driadi, Amadriadi, Nepee, rimasto nella tradizione popolare, specie nelle zone montane alle sorgenti dei fiumi.
Nella zona di Belluno, per esempio, ci sono le “fate anguane”, dedite alle acque, e il Piave ha le sue leggende: “L'acqua de la Piane l'è tanto bona da bever, ma m magio la va in amor e el pericol più grande l'è subito fora de Belun...”.
Le leggendarie virtù terapeutiche dell'acqua, sia come purificatrice, che come generatrice di vita sono molteplici; e, ai valori naturalistici, la Chiesa ha poi sostituito quelli simbolici della purificazione dell'anima e della benedizione divina.
Così: molte fonti ritenute miracolose, specie per le giovani spose che desiderano aver figli, sono dedicate a una santa.
Le espressioni “metterei la mano sul fuoco”, o “ha superato la prova del fuoco” richiamano l'ordalia, per cui Dio non abbandona mai l'innocente e lo fa uscire indenne anche dal fuoco.

Il fuoco, tradizionalmente, ha il significato simbolico di purificazione e di energia vitale.
Perciò in Sardegna, le partorienti cercavano di far nascere le loro creature presso il focolare, e un po' dovunque si accendono i falò per il calendimaggio, o per le feste di S. Antonio, S. Giuseppe, Capodanno e l'Epifania.
Molte credenze, inoltre: riguardano le pietre preziose.
Allo smeraldo, per esempio: si attribuiscono eccezionali poteri; un’antichissima leggenda indiana sostiene che sia nato dalla bile lasciata cadere ai piedi della montagna “regina della terra” da una divinità; e tra questi valori, straordinarie sono anche le qualità magiche e terapeutiche; ma per ambivalenza lo smeraldo scabroso, attirava anche 108 malattie, nonché sciabolate sulla testa e nel ventre.

Il rubino: si crede sia nato da una goccia di sangue vivo; aveva virtù di rinvigorire gli organi deperiti e rafforzare il cuore; preveniva e curava anche la peste.

Lo zaffiro: guariva gli orzaioli degli occhi e, portandolo addosso, rendeva buoni e miti.

Le contadine umbre usano la “pietra della rondine”, cioè: la “celidonia” che serve per curare la congiuntivite.
Le Sarde, contro il malocchio usano “sa pedra de ss'ocru”, che è una conchiglia fossile.
Pietre malefiche: l'opale porta sfortuna e l'onice tristezza e timore.
Molte sono anche le leggende nate intorno a certe grotte e ai loro tesori nascosti.
Alla grotta della Sibilla, col vicino lago di Filato sui monti tra l'Umbria e le Marche, si ritrovavano, fin dal Medioevo i maghi e i negromanti a consacrare il “libro del comando”, che, pur trasmesso segretamente, è arrivato fino a noi, simulato dal titolo anodino “La clavicola di Salomone” e ristampato a Milano nel 1928.
Di questo libro c'erano anche delle apposite “guide segrete”, in cui venivano indicate precisamente le località dove si trovano questi tesori.
Molte credenze sono anche legate ai fiori e alle piante; la passiflora è detta “fiore della passione di Cristo”.
In Puglia e in modo particolare nel giorno dell'Ascensione, le fanciulle sfogliano le rose nell'acqua di una catinella e poi si lavano in quell'acqua.
Diffuso ovunque, invece, è l'uso di sfogliare una margherita ripetendo “m'ama, non m'ama”, fino all'ultimo petalo che da la risposta.
In Toscana: vi è anche una casistica: “m'ama, non m'ama, così così, in mezzo al cuore”.
Inoltre: fin dagli antichissimi tempi, gli alberi erano venerati ed erano considerati sacri a una divinità: “lucus” era il bosco sacro, il tempio all'aperto.
Lugo di Romagna è nata sul luogo di un lucus Diana. L'alloro “onor d'Imperatori e di Poeti”, era sacro ad Apollo e la laurea accademica è un simbolico ricordo dell'originario significato sacrale.
A Regalbuto, in Sicilia, per la festa di S. Vito si fa la processione dell'alloro, spettacolo ancora genuinamente folkloristico.

Superstizione e credenze popolari