La
superstizione: Maghi e stregoni. La magia nella tradizione popolare.
La superstizione, i riti e le usanze magiche.
Oggigiorno i maghi e gli stregoni continuano
il loro esercizio di poteri soprannaturali veri o presunti,
con precise forme; anche le streghe, che, come le fate,
nel Medioevo si consideravano dotate di poteri soprannaturali
sia per il bene che per il male.
Poi, per influsso della Chiesa, e più tardi dell'illuminismo, le
streghe, ritenute esseri soltanto malefici, al servizio del demonio furono
condannate al rogo.
Ancora oggi, però quando per la strada passa qualche vecchia gobba,
è facile vedere qualcuno che purtroppo fa le corna.
Tra i mezzi per difendersi dai malefizi e per procurarsi la guarigione
da ogni genere di malattia, sono da considerare in primo piano gli scongiuri.
La loro tradizione è antichissima e la loro diffusione è
universale.
Una delle loro caratteristiche è la historiola, che è il
racconto di un piccolo episodio, in base al principio della magia
simpatica, raccontando che una tale divinità guarì una persona
in un determinato modo, anche l'ammalato guarirà subito dello stesso
male. Nella famosa “stele Metternich”, si legge uno scongiuro
contro il morso dello scorpione, nel quale si racconta che Iside guarì
suo figlio Horus; e un altro simile in cui la regina Bast viene guarita
dal dio Re, con l'uccisione di un gatto.
Questa formula della historiola si è trasmessa in moltissimi scongiuri
di epoca cristiana, nei quali si invocano Cristo, la Madonna, i Santi,
o sconosciuti personaggi mitologici.
Uno dei primi testi in lingua volgare è lo scongiuro
“Nelia Telia”, contro il mal d'occhi, conservato in un codice
del Vaticano, databile verso il 1150.
Contro lo stesso male la tradizione ci conserva altri
scongiuri che invocano S. Lucia.
Ci sono anche scongiuri per ogni tipo di malattie, come anche per assicurarsi
un buon viaggio o l'esito felice di un'impresa.
Nelle feste di alcuni di questi santi guaritori si fanno anche dei panini
che talvolta si portano a far benedire in chiesa: per S. Biagio, ad esempio,
i “panini” con la forma di un pugno chiuso si mangiano o anche
si sfregano sulla gola.
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