Il
matrimonio e le nozze: La veste nuziale, il vestito, l’abito da
sposa nelle tradizione popolare.
La storia della vita popolare, il matrimonio e i suoi riti e usanze.
In alcuni documenti napoletani del Seicento, riguardo al giorno
delle nozze, si fa precisa allusione al bagno purificatore della
sposa; ancora diffusa nell'Italia centrale e meridionale è l'usanza
della vestizione della sposa, compiuta dalle sue sorelle
o amiche.
Le ragazze, che avranno collaborato comunque alla confezione del vestito
della sposa, troveranno marito entro l'anno.
Molto importante è anche il colore dell'abito della sposa: ora
è generalmente bianco, simbolo di purità e di candore, ma
in alcuni paesi del Meridione si dava preferenza alle tinte vivaci.
Il colore preferito è il rosso, specialmente per il grembiule
e la cintura; presso gli antichi romani, il velo rosso, chiamato “flammeum”,
copriva entrambi gli sposi.
L'attuale velo bianco della sposa riporta
al significato dell'innocenza.
Talvolta, nelle nozze di lusso, il velo è molto lungo e viene sorretto
da fanciulle, pure in bianchi veli.
Un altro momento caratteristico delle nozze è la partenza della
sposa dalla casa paterna, che, con precisa sequenza di gesti e col canto,
deve dimostrare il dolore per il distacco dai suoi familiari e dalla sua
vecchia casa, anche se in cuor suo è lietissima di sposarsi, nell'abbandonare
per sempre il suo vecchio nido, deve mostrarsi triste e si attacca disperatamente
alla porta, al parapetto della scala e s'inginocchia a chiedere il perdono
e la benedizione ai genitori.
La scena è descritta anche nei canti nuziali tradizionali.
Essi accompagnano lo svolgersi del rito fino alla conclusione.
Arrivato lo sposo con i parenti e gli invitati, si forma il corteo, che
si dirige alla chiesa.
Per la formazione del corteo nuziale, la tradizione ha regole ben precise,
ma diverse da luogo a luogo.
Generalmente, all'andata, la sposa dà il braccio al padre, mentre
lo sposo lo dà alla propria madre; la prima coppia apre il corteo,
la seconda lo chiude; al ritorno, invece, i due sposi aprono il corteo
a braccetto.
Il corteo a cavallo è tradizione in alcuni paesi
dell’Abruzzo, e ancora ben vivo in Sardegna: la sposa è aggrappata
al cavallo guidato dal padre, mentre lo sposo le cavalca a fianco.
In questa situazione, peculiare è la “currita di la rucca”,
la corsa della conocchi; a un certo punto, la cavalcata si ferma e la
sposa procede avanti per un tratto col padre, mentre la sposa fa sporgere
verso la strada una conocchia ornata di cinque nastri dai vistosi colori.
Due tra i migliori cavalieri, uno per la sposa, l'altro per lo sposo,
partono al galoppo; vince chi prende per primo la conocchia e ha in premio
uno dei nastri; la “rucca” si pone sul letto nuziale.
Ancora diffusa è la tradizione degli spari, con cui i partecipanti
accompagnano il corteo, in segno di gioia e per tener lontani gli spiriti
maligni.
Un’altra usanza tipica è anche quella della parata e quella
della intravata, una specie di sbarramento lungo il percorso del corteo.
Qui un gruppo di giovani tende una corda, un nastro o una trave e non
concede il passaggio prima che gli sposi lancino confetti o monete.
Il rito vuol essere un simbolico pagamento di un dazio d’esportazione,
dovuto alla comunità o al gruppo familiare, a cui lo sposo sottrae
la ragazza per tutto il resto della vita.
Elemento folkloristico, in Abruzzo, è dato dalla tradizione che
la sposa lasci un lembo della sottana sotto il ginocchio dello sposo,
in segno di legame, soggezione e fedeltà.
Più diffusa è la tradizione di trarre pronostici
dal grado di facilità con cui s'introduce la fede sull'anulare
della sposa: se oltrepassa in modo impetuoso la seconda falange, lo sposo
sarà un marito prepotente, se si attarda alla prima falange, comanderà
in casa la moglie.
All'uscita della chiesa, fino al luogo del rinfresco, si lanciano confetti,
fiori, monete, o anche grano, o riso, o sale, sugli sposi, augurio di
fecondità e abbondanza.
L'accoglienza della sposa nella casa dello sposo è rappresentata
dalla madre dello sposo sulla soglia, che bacia la sposa,
offrendole un copricapo per giorni feriali, con allusione al lavoro che
l'attende. In provincia di Arezzo la suocera, sulla porta attende la nuora,
che arrivando le chiede: “Siete contenta che io entri in casa vostra?”
ed essa risponde: “Entrate pure”. Il suocero, le offre un
bicchiere di vinsanto.
In Abruzzo, la suocera offre alla nuora un confetto con la frase tradizionale
“Puzz'esse dolge come 'stu cunette”; qui, come nel Lazio,
e già nella Roma antica, la sposa doveva oltrepassare la
soglia senza toccarla, forse per evitare di inciamparvi, perciò
lo sposo la sollevava sulle braccia deponendola in casa.
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