LA
MORTE: i riti e le usanze popolari legate alla morte.
Le tradizioni popolari e il lutto.
Anche la serie delle tradizioni relative
alla morte si apre con i presagi.
Tra i più noti e diffusi si ricordano il canto della civetta o
del gufo, “l'oriolino della morte”, cioè il
tarlo che rode un mobile, l'ululato notturno di un cane, la gallina che
canta da gallo, l'eclissi lunare, la comparsa di una cometa, il morto,
che, spirando, resta con gli occhi aperti, quasi voglia chiamare a sé
un altro dei componenti della famiglia.
In Basilicata: una donna anziana trae il presagio contando i passi dalla
porta al malato e mormorando “muore”, “vive”:
l'ultima parola che pronuncia da il pronostico.
Anche l’agonia offre il motivo ad usanze tradizionali
ispirate, in genere, al principio di abbreviare le sofferenze del moribondo;
perciò: si toglie la catenella d'oro con medaglietta dal collo
o qualunque altro oggetto che possa “intraversare” l'uscita
dell'anima.
Antichissima, poi, è la credenza (in Abruzzo,
in Romagna, in Sardegna) che, a chi in vita abbia bruciato un giogo o
spostato un termine, gli tocchi un’agonia più lunga, come
castigo a una creduta offesa alla sacralità dei campi.
Nel quadro di queste credenze, possiamo collocare le “accabadoras”,
donne anziane che in Sardegna avrebbero esercitato il mestiere di abbreviare
le sofferenze dei moribondi, soffocandoli con un guanciale.
Fra i primi atti del momento della morte, secondo la
tradizione, si nota quello di spalancare la finestra, per gli angeli che
devono trasportare in cielo l'anima del defunto; velare gli specchi dai
riflessi demoniaci, smettere il lavoro, spegnere il fuoco, fermare l'orologio.
L'annuncio pubblico è dato dalle campane: diverso è il numero
dei rintocchi secondo l'età e la condizione del morto, per i bimbi
si suona a gloria.
Anche la vestizione del morto secondo le tradizioni vuole
il suo abito migliore, il rosario tra le dita e (in alcune regioni) una
moneta in mano o in bocca o in tasca per pagare il tragitto nell'altro
mondo.
Nella bara, poi, vengono messi gli oggetti del defunto: la pipa, il cappello,
se è uomo, mentre se è donna: l'ago, le forbici, la conocchia;
e se è un bambino: giocattoli e dolci.
|